Oratorio Natale: la follia di Dio!

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Natale: la follia di Dio! PDF Stampa E-mail
Oratorio
Scritto da Don Gino Cella   
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È tornato Natale!

Il tetro pessimismo dilagante che ha infettato tutti i “media communication” (e forse anche le nostre menti ed i nostri cuori…), a Natale sembra lasciare il posto a sprazzi di luce e di ottimismo; le nostre città addobbano con tante lucine colorate le strade principali ed i negozi illuminano le proprie vetrine per attirare l’attenzione di passanti alla ricerca di occasioni per fare regali.

Tutto questo, però, non ci fa dimenticare che esiste un’attualità fatta di persone, situazioni, problemi, sofferenze e fragilità che chiedono una nostra risposta concreta ed immediata.

 

Se è vero che il clima natalizio non fa sparire nel nulla le reali situazioni di disagio e di difficoltà presenti tanto a livello personale quanto a livello comunitario, d’altro canto è altrettanto vero che questo tempo che la Chiesa ci offre può diventare l’occasione per fare memoria della nostra “Storia della Salvezza” che ha le sue radici nella gratuità e nella compassione.

Ciò che è avvenuto 2000 anni fa non è un racconto con caratteri più o meno favolistici. L’Incarnazione di Gesù Cristo si pone non solo come centro della storia dell’umanità ma come cuore della salvezza di ciascuno di noi. Il nostro Dio si fa uomo e viene ad abitare fra noi! Viene a guarirci, viene a salvarci! Nulla sarà più triste e disperato come prima perché, in Cristo, il nostro Dio si regala a noi.

Egli, che possiede tutto, regala a noi tutto il mondo con le sue meraviglie. Dovremmo scoppiare in lacrime per la gioia e la commozione ma noi continuiamo a rimanere insoddisfatti ed infelici. E forse ci diciamo: “Dio potrebbe regalarci la felicità, oppure potrebbe regalarci la bellezza, o la pace del cuore o l’amore o il calore dell’amicizia e potrebbe perfino regalarci tutto questo per l’eternità, senza più la tristezza della fine e della morte”… e invece… ecco la “follia di Dio”: farci il dono dove tutto questo è contenuto cioè se stesso, il suo unico e meraviglioso Figlio che letteralmente “è” tutto questo. Infatti Gesù è la vera felicità, la pace, l’amore, la gioia, la vita e lo è per sempre. Nella sua grande umiltà ha voluto spogliarsi della sua maestà e della sua gloria per abbassarsi fino a farsi un piccolo bambino povero e potersi donare a noi senza umiliarci, ma anzi mendicando il nostro amore.

E allora come si fa, davanti a tanta gratuità, a non essere strafelici e a non essere mossi spontaneamente, anche noi, a donare? Lo stesso Benedetto XVI nell’enciclica “Caritas in veritate” invitando alla solidarietà ed alla cooperazione dichiara l’urgenza di diffondere la “cultura del dono” vista, addirittura, come una immensa risorsa sociale.

La tradizione dei regali che caratterizza questo evento e che il consumismo dilagante rischia di banalizzare, sia l’espressione della nostra capacità di dono; e non solo ad amici, figli o parenti ma verso tutti coloro che sono più sfortunati, che vivono in povertà e che soffrono, perché anche loro possano rallegrarsi nel giorno della gioia.

Il dono supremo di Dio che ha il suo inizio in una stalla e trova il suo compimento nel sepolcro vuoto, ci faccia essere messaggeri di un amore incondizionato e samaritani delle piaghe dei poveri, dei carcerati, degli extracomunitari, dei giovani disoccupati... Solo così Lui non sarà nato invano.

Concludo con la riflessione-invito che don Tonino Bello ci offre nel brano Gesù che nasce, nel libro “Alla finestra le speranza”; possa servire da sprone per ciascuno di noi!

“… Aiuta me e tutti i miei fratelli sacerdoti a lasciarci condurre dallo Spirito, che è Spirito di libertà e non di soggezione, Spirito di giustizia e non di dominio, Spirito di comunione e non di rivalità, Spirito di servizio e non di potere, Spirito di fratellanza e non di parte.

Dona ai laici della nostra Chiesa la gioia di te, che fai “nuove” tutte le cose. Ispira in essi i brividi dei cominciamenti, le freschezze del mattino, l’intuito del futuro.

Esorcizza nelle nostre comunità la paura del vuoto, l’impressione che si campi solo sulle parole, il sospetto che, di ardito, amiamo solo le metafore.

Metti nel cuore di chi sta lontano una profonda nostalgia di te. Asciuga le lacrime segrete di tanta gente, che non ha il coraggio di piangere davanti agli altri. Entra nelle case di chi è solo, di chi non attende nessuno, di chi a Natale non riceverà neppure una cartolina e, a mezzogiorno, non avrà commensali. Gonfia di speranze il cuore degli uomini, piatto come un otre disseccato dal sole”.

Buon Natale!


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