Associazione Ministranti Campo-Scuola Giovani Ministranti 2011 – Cronaca

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Campo-Scuola Giovani Ministranti 2011 – Cronaca PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Corso   
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Lunedì 29/08/2011 alle ore 7:00 i giovani ministranti dell’Associazione Ministranti Salesiani “Sacro Cuore” si ritrovati davanti al piazzale della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Foggia, affidata ai Salesiani di Don Bosco, per vivere l’esperienza giunta ormai all’ottavo anno del campo scuola giovani ministranti. Il campo è un’esperienza bellissima e formativa dal punto di vista spirituale, che ha aiutato molto noi giovani ministranti nell’incontro il Signore.

I ragazzi che hanno partecipato al campo sono: Benito Bruno, Francesco Padalino, Edoardo Di Gioia, Francesco Tammaro, Ermanno Petrone, Alessandro Corso, Marco D’Angelo, Giuseppe Mazzaro, Alessio Bordasco, Marco Cappelli, Fabio Cappelli, Angelo Antenozio, Alessandro De Santis, Giuseppe Bruno, Matteo Giuliani e il nostro parroco Don Pino. A questo elenco si devono aggiungere anche le nostre due mamme Anna e Concetta che con grande disponibilità si sono offerte per cucinare per noi durante i giorni del campo.

Il campo si è svolto a Marino, paese in provincia di Roma, dove siamo stati ospitati per cinque giorni, da lunedì 29 a venerdì 2, dai missionari oblati di Maria Immacolata. Il tema di quest’anno è stato: “Chiamati a servire... beati voi”. Questo tema richiama appunto le beatitudini.

Il campo di quest’anno non è stato un campo prevalentemente “statico”, anzi è stato molto impegnativo specialmente dal punto di vista delle uscite che abbiamo fatto.

Dopo aver caricato tutta la roba siamo partiti con il pullman alla volta della nostra meta. Il pullman era abbastanza grande per il numero di persone che eravamo e per tale motivo abbiamo avuto modo di conoscerci meglio, data la eterogeneità delle nostre età. E poi ci siamo anche divertiti cantando le canzoni del karaoke.

Durante il viaggio abbiamo fatto una sosta alla stazione di servizio e durante questa sosta don Pino ci ha illustrato un po’ l’aspetto organizzativo del campo, presentandoci il direttore del campo Matteo Giuliani (presidente dell’associazione ministranti) e il vicario del campo-scuola Alessandro De Santis (vice-presidente dell’associazione). Inoltre da quest’anno è stato designato in maniera fissa il maestro di noviziato Giuseppe Bruno, che nell’associazione ricopre il ruolo del maestro delle celebrazioni liturgiche. Il maestro di noviziato è colui al quale vengono affidati i novizi aspiranti ministranti che devono diventare ministranti a tutti gli effetti. I novizi vengono affidati al maestro durante il campo; e da questo affidamento comincia per loro il periodo di noviziato che dura quattro mesi e termina il 6 gennaio, giorno nel quale i novizi fanno la vestizione e la promessa diventando così ministranti. Il maestro quindi ha il compito di formare i ragazzi che gli vengono affidati affinchè essi acquisiscano le conoscenze e competenze che sono proprie del ministrante. Il maestro, fino all’anno scorso, veniva eletto dal consiglio dell’associazione durante il campo scuola. Da quest’anno si è deciso appunto di far divenire fissa la questa carica.

La prima tappa del campo è stata la visita al Sacro Speco a Subiaco in provincia di Roma. Siamo arrivati intorno alle 13:30 e quindi abbiamo pranzato con il pranzo a sacco che da casa abbiamo portato. Quindi siamo saliti verso la chiesa del Sacro Speco. Durante questa visita abbiamo cominciato ad addentrarci nell’atmosfera del campo camminando in atteggiamento di pellegrinaggio. La chiesa del sacro Speco si trova a picco su di una valle che, secondo la leggenda, fu creata san Benedetto sconfiggendo e buttando giù per la valle il diavolo. Noi abbiamo trasformato questa leggenda e passando abbiamo buttato giù il nostro peccato che più ci da fastidio e così passando attraverso la porta dalla quale si entra per andare in chiesa don Pino ha benedetto ognuno di noi con il segno della croce sulla fronte come segno del fatto che noi dobbiamo essere parte della salvezza. Ecco la salvezza è stato un tema trattato durante tutto il campo-scuola.

Aspettando l’apertura della chiesa ci siamo soffermati sulla traduzione in italiano di una frase scritta in latino da san benedetto; ognuno di noi ha meditato su questa frase che recita così: “Se cerchi la luce, Benedetto, perché scegli la grotta buia? La grotta non offre la luce che cerchi. Continua pure nelle tenebre a cercare la luce fulgente. Perché solo in una notte fonda brillano le stelle.”

All’apertura del monastero un frate ci ha affidato la stanza nella quale in passato si riunivano i monaci per pregare; in questa stanza abbiamo svolto la celebrazione di inizio campo nella quale ognuno di noi ha ricevuto il libretto delle attività di tutto il campo e la pergamena contenente il vangelo delle beatitudini. Al termine della celebrazione tutti noi ci siamo uniti ai turisti per ascoltare una guida. E’ stata molto interessante la spiegazione delle varie cose riguardanti le zone del monastero ma soprattutto abbiamo ascoltato con attenzione ciò che ha detto quando eravamo davanti al sacro Speco. Il sacro Speco è una grotta nella quale san Benedetto fece un’esperienza di  eremitaggio o romitaggio; egli vi rimase lì da eremita per tre anni e si stima che aveva all’incirca diciassette anni quando compì questa cosa. Oggi nella grotta vi è una statua di marmo raffigurante san Benedetto che ha lo sguardo rivolto verso la croce che c’è all’interno della grotta. Un altro elemento che è stato scolpito nella grotta è un cestino nel quale un monaco dava da mangiare a Benedetto. Questo cestino si trova alle spalle del santo per indicare che egli preferiva di più il pane spirituale che quello materiale.

San Benedetto era un religioso che si ritirò sulle montagne vicino Roma per consacrarsi a Dio e fondò ben dodici monasteri che percorrono tutta la valle che va da Subiaco a Cassino, dove fondò appunto il monastero di Montecassino.

Vicino il monastero del sacro Speco c’è anche il monastero di santa Scolastica che è la sorella di san Benedetto.

Terminata l’esperienza di Subiaco siamo ripartiti per arrivare a Marino, il paese dove abbiamo alloggiato. Quando siamo arrivati abbiamo scaricato tutta la roba dal pullman per portarla nella casa che ci ha ospitato. Dopodichè, venuta la sera, abbiamo celebrato i vespri e poi ci siamo ritrovati in refettorio per la cena preparata dalle nostre mamme Anna e Concetta.

Terminata la cena, riuniti in cerchio all’aperto, ognuno di noi si è presentato parlando un po’ di se e per conoscerci meglio ciascuno, dopo aver ascoltato le presentazioni, ha presentato una persona a testa scelta da Alessandro De Santis che è stato il coordinatore della parte ludica del campo. Successivamente abbiamo giocato a nascondino e infine abbiamo pregato condividendo ciò che a ognuno ha colpito della prima giornata.

Martedì 30, secondo giorno del nostro campo, è stata la giornata più bella e faticosa perché siamo andati a visitare la Roma salesiana e cattolica. Ci siamo svegliati molto presto, alle 6:30, perché dovevamo prendere il treno che se l’avessimo perso non saremmo potuti andare nella capitale.

Dopo la sveglia abbiamo recitato le lodi, al termine delle quali siamo andati a fare colazione per poi prepararci per andare alla stazione di Marino dove abbiamo preso il treno per Roma. Il viaggio in treno è stato tranquillo e ha avuto una durata breve. Siamo scesi alla stazione Termini, una grande stazione di Roma, dove c’è anche un centro commerciale e dove passa anche la linea della metropolitana.

La prima tappa della nostra uscita è stata la visita alla basilica del Sacro Cuore di Gesù costruita dal nostro santo don Bosco. La basilica è una chiesa stupenda e si trova vicino alla stazione dove siamo scesi. Essa era stata fortemente voluta dal papa ma in un secolo non si riuscì a costruirla; don Bosco riuscì a procurarsi tutte le risorse necessarie per costruire il tempio e in soli sette realizzò la basilica. Accanto alla basilica c’è anche l’oratorio costruito anch’esso da don Bosco in soli quattro anni. Don Bosco era un santo perché è riuscito a costruire quest’opera grazie alle donazioni che anche la gente ricca faceva a lui; egli sapeva farsi voler bene per fare unicamente la volontà di Dio. All’interno della basilica ci sono tante statue e immagini sulle quali abbiamo ricevuto molte informazioni da un salesiano spagnolo che sta lì.

Dopo aver visitato la chiesa abbiamo celebrato la santa Messa sempre lì all’interno della basilica e al termine della celebrazione noi tutti ministranti ci siamo consacrati a Maria Ausiliatrice recitando una preghiera davanti al quadro della Madonna. Quando don Bosco celebrò la messa di inaugurazione del santuario, nel 1887, si fermò davanti al quadro e si mise a piangere perché si ricordò del sogno fatto a nove anni e della frase che la madonna gli disse: “A suo tempo tutto comprenderai”. E da quel momento capì anche che sarebbe morto a breve.

Dopo la messa abbiamo visitato il cortile dell’oratorio. Esso è un grande spiazzo circondato appunto dall’edifici della parrocchia nel quale sono in corso dei lavori di ristrutturazione.

La parrocchia-oratorio del Sacro Cuore di Roma è anche sede dell’ispettoria salesiana centrale e ci sono inoltre numerosi uffici di organismi della famiglia salesiana.

Nel visitare l’oratorio si nota una targa su cui è scritto un passo della lettera che don Bosco sognò e dettò nella casa salesiana di Roma nel maggio del 1887.

Terminata la visita, siamo ritornati alla stazione Termini. Lì abbiamo preso la metropolitana per andare alla città del Vaticano. Quando siamo scesi dalla metropolitana ci siamo incamminati per via Ottaviano fino ad arrivare alla porta angelica, oltre la quale si erge il colonnato di piazza san Pietro.

A piazza san Pietro ci siamo accodati alle persone che stavano in fila per entrare nella basilica e, superato l’esame del metal-detector, siamo entrati in chiesa. La basilica di san Pietro è la seconda più grande del mondo per estensione. Essa è davvero imponente e al suo interno ci sono molte nicchie dedicate ai vari papi che si sono succeduti. In particolare ci siamo soffermati davanti alla tomba del beato Giovanni Paolo II dove abbiamo fatto un momento di preghiera. In un’altra nicchia c’è la bella statua della madonna addolorata che tiene Gesù crocifisso. Questa statua è protetta da un vetro perché ha subito, alcuni anni fa, atti di vandalismo.

Proseguendo con la visita abbiamo visto la salma del beato Giovanni XXIII e poi la statua di san Pietro. Su questa statua c’è una usanza antichissima, ossia quella di toccare il piede della statua; poi è da notare che sopra la statua di san Pietro c’è una nicchia dedicata al papa Leone XIII e sopra ancora c’è la statua di don Bosco. Questo perché il papa Leone XIII era molto amico del nostro santo patrono.

In corrispondenza con la cupola c’è l’altare, al di sotto del quale si trova la tomba di san Pietro.

Dopo la visita della parte superiore della Chiesa, siamo scesi al piano inferiore per visitare le tombe dei papi. In particolare ricordo la visita alla tomba del papa Giovanni Paolo I, il papa che morì soltanto un mese dopo la sua elezione, ma che era dotato di un grande carisma.

Al termine della visita alla chiesa ci siamo fermati sotto il colonnato per mangiare, dato che si era fatta l’ora di pranzo.

Dopo aver mangiato don Pino ha firmato a ciascuno di noi l’immaginetta del beato Giovanni Paolo II e per ognuno ha anche scritto una dedica.

Quando ci siamo rimessi in cammino abbiamo percorso di nuovo via Ottaviano per riprendere la metropolitana. Questa volta abbiamo fatto tappa a san Giovanni in Laterano.

San Giovanni in Laterano è la chiesa madre di tutte le chiese ed è chiamata così perché si intende che essa venne costruita non al centro della città ma “a latere”, cioè al confine; infatti la basilica si trova all’uscita di porta san Giovanni. Il nome completo della basilica è: “Arcibasilica del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano, madre e capo di tutte le chiese della città e del mondo”. L’ultima parte del nome della basilica fa riferimento all’urbi et orbi, ossia la città e il mondo. San Giovanni in Laterano è la cattedra del vescovo di Roma, che è il papa stesso ed è la basilica più antica di tutto l’occidente. Anticamente, davanti al piazzale, si riunivano in un unica processione i catecumeni, che venivano dal battistero che si trova alle spalle della basilica, e i penitenti, ossia coloro che avevano commesso un peccato pubblico ed erano in attesa di ricevere il perdono. Questi ultimi venivano in processione da un monumento che si trova vicino alla basilica. La notte di Pasqua le due processioni si riunivano insieme e i catecumeni e i penitenti facevano il loro ingresso in chiesa, i primi ricevere i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, cresima e eucaristia) e i secondi per ricevere il sacramento della riconciliazione.

All’interno della basilica tutto ha un significato: nel pavimento infatti spicca un cerchio (figura perfetta nel medioevo che rappresenta Cristo) con attorno quattro cerchi più piccoli che rappresentano i quattro vangeli. Ai lati della navata centrale ci sono le statue dei dodici discepoli e il soffitto è tutto ricoperto di oro zecchino, simbolo del paradiso.

Accanto alla chiesa c’è il palazzo che contiene alcuni uffici pontifici e alle spalle ci sono l’obelisco e il battistero.

L’obelisco è decorato con segni di arti precristiane, come l’arte copta e egizia, mentre il battistero è una grande piscina nella quale i battezzandi si immergevano per divenire figli di Dio.

Alla fine della visita a san Giovanni in Laterano ci siamo messi di nuovo in cammino per arrivare alla basilica di santa Maria Maggiore. Essa è chiamata così perché è il più grande tempio mariano del mondo.

Qui abbiamo visitato un po’ le bellezze artistiche e subito dopo il frate della chiesa ci ha affidato una parte della chiesa dove abbiamo potuto recitare il Santo Rosario.

Tutte le informazioni artistiche ci sono state fornite dal nostro direttore spirituale don Pino, ma la nostra visita a Roma non è stata soltanto una visita dal punto di vista culturale. No, perché grazie a don Pino abbiamo potuto comprendere anche i significati teologici che ci sono dietro ad ogni forma di arte.

Uscendo dalla basilica siamo ritornati alla stazione termini per riprendere il treno, dove siamo scesi alla stazione di un paese vicino a Marino. Si perché la sera siamo andati a cenare a Genzano di Roma, dove stanno i novizi salesiani. Due di loro sono venuti a prenderci con due furgoncini alla stazione, per portarci a Genzano.

La casa salesiana di Genzano è una grande casa dove si formano i novizi che intendono intraprendere il loro cammino sui passi di don Bosco.

Quando siamo arrivati abbiamo incontrato anche don Michele, il diacono della nostra parrocchia che è stato lì a Genzano lo stesso periodo del nostro campo, per partecipare al campo scuola dei confratelli. Quest’anno per lui è stato il primo ed ultimo che ha vissuto insieme a noi a Foggia e, per obbedienza, purtroppo deve andare via. La stessa cosa purtroppo è da dire anche per il nostro don Pino, che dopo un lungo cammino di nove anni trascorsi nella nostra parrocchia dovrà andar via anche lui.

La cena è stata squisita e al termine, noi ministranti abbiamo avuto un incontro con gli otto novizi salesiani. E’ stato davvero un incontro bellissimo, nel quale il nostro presidente, Matteo, ha spiegato un po’ ai novizi com’è fatta la nostra associazione. E dopo abbiamo posto loro delle domande riguardo la loro vocazione a don Bosco. All’incontro erano presenti anche il maestro dei novizi salesiani, don Angelo Santorsola e il nuovo ispettore dell’ispettoria meridionale, don Pasquale Cristiani.

Alle fine dell’incontro i novizi ci hanno riaccompagnato a casa, a Marino, per terminare con la compieta una giornata davvero bellissima.

Il mattino dopo ci siamo alzati alle ore 7:00. Era il terzo giorno del nostro campo e prima di dire le lodi e fare colazione, abbiamo indossato i nostri vestiti abbastanza eleganti in virtù di ciò che avremmo dovuto fare in mattinata.

Infatti, dopo colazione, Giuseppe ci ha accompagnato con la macchina a gruppi di quattro persone a Castelgandolfo, che è vicino Marino. Castelgandolfo è la residenza estiva del papa e il 31 agosto ha tenuto un’udienza. Noi ministranti siamo andati ad ascoltarla.

Il palazzo del papa si affaccia su una grande piazza che era piena già un’ora prima che arrivassimo. C’erano persone che venivano da ogni parte del mondo e davanti a noi si trovava un gruppo di argentini che stava lì dalle 6:00 della mattina.

Prima che Benedetto XVI tenesse l’udienza, hanno parlato i segretari del papa per le varie lingue e quando ha parlato il segretario per la lingua italiana, ha fatto i nomi dei gruppi e delle parrocchie presenti lì in piazza. Tra questi nomi egli ha citato anche la nostra associazione e quello è stato un bel momento nel quale abbiamo esultato facendo sentire la nostra voce.

Quando il papa ha fatto la sua comparsa ha suscitato grande emozione e clamore, ma sono state molto belle le parole che ha detto.

Egli ha detto che le visite nei vari luoghi sacri non devono essere soltanto visite che si chiudono nell’ambito culturale; esse, invece, devono portare a capire il significato di Cristo, devono fare arrivare all’incontro con Dio. E’ proprio ciò che avevamo fatto il giorno prima.

Al termine dell’udienza, durata una decina di minuti, Benedetto XVI ha dato i saluti in diverse lingue e infine abbiamo pregato con la preghiera del Padre Nostro in latino.

Siamo poi ritornati a Marino per il pranzo.

Nel pomeriggio, dopo pranzo, ci siamo un po’ rilassati giocando a nascondino e in seguito abbiamo fatto la lectio divina. Da questo momento è iniziata la seconda parte del campo, ossia quella che non prevede uscite per visitare luoghi, ma è la parte basata su una maggiore meditazione.

La lectio divina è pregare attraverso la Sacra Scrittura. Essa è divisa in varie parti: c’è la “invocatio” cioè l’invocazione dello Spirito Santo, poi la lectio, ossia la lettura della Parola di Dio, poi viene la “meditactio” cioè la meditazione sulla Parola e poi c’è l’ “actio”, ossia l’azione cioè il mettere in pratica quello che si è meditato.

La lectio del 31 settembre è stata sulle seguenti beatitudini: “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati” e “Beati i miti, perché avranno in eredità la terra”. E’ stata una lectio molto interessante dalla quale noi ministranti abbiamo capito molte cose importanti, come ad esempio il non abbandonarsi quando si è nel pianto, ma capire che c’è un Dio buono al quale poter fare affidamento per ricevere la consolazione. Alla lettura del Vangelo è seguita la spiegazione di don Pino e poi il deserto personale, ossia il momento di intimità con il Signore in cui abbiamo meditato le parole del Vangelo e il commento di don Pino. Al termine di questo c’è stata la condivisione dove ciascuno ha illustrato a tutti gli altri ciò che aveva meditato nel deserto.

La sera abbiamo organizzato un momento di festa, nel quale abbiamo cenato con pizza e panzerotti preparati dalle nostre mamme Anna e Concetta; ci siamo messi a ballare su basi musicali molto famose e conosciute da noi giovani ed abbiamo organizzato una scenetta nella quale ci siamo davvero divertiti ascoltando le imitazioni del nostro presidente Matteo.

Dopo la seratina abbiamo pregato con la compieta e siamo andati a letto.

Il quarto giorno del campo, giovedì 1 settembre, è stato molto bello e impegnativo. E’ incominciato con la sveglia alle ore 7:30, per poi terminare con l’adorazione eucaristica personale notturna.

Dopo le lodi e la colazione siamo andati al lago di Castelgandolfo per fare l’esperienza del romitaggio. Il romitaggio è meditare camminando verso un luogo in atteggiamento di pellegrinaggio, ossia in silenzio e solitudine. Quello che abbiamo fatto è simile un po’ a quello che facevano i monaci in passato. Essi venivano mandati dall’abate in romitaggio, cioè a fare l’eremita, e facevano l’obbedienza al silenzio; inoltre i monaci si portavano soltanto le cosa che sarebbero servite. Similmente abbiamo fatto noi: abbiamo fatto l’obbedienza al silenzio e siamo stati “mandati” da don Pino che ci ha segnati con il segno della croce sulla fronte, poi abbiamo arrotolato la nostra pergamena della beatitudini e l’abbiamo posta nello zaino e infine abbiamo preso soltanto il cibo che ci sarebbe servito. Poi siamo partiti. Ovviamente la nostra esperienza da eremiti è stata ben diversa da quello che era il romitaggio dei monaci, sia perché esso durava un’intera giornata mentre a noi è durato soltanto una mattinata e sia perché il cammino che si fa noi l’abbiamo fatto in buona parte con la macchina, accompagnati da Giuseppe.

Siccome avevamo a disposizione una sola macchina per compiere il viaggio, ci siamo divisi a gruppi di quattro persone e i primi quattro partivano con la macchina, mentre tutti gli altri continuavano il cammino a piedi percorrendo la stessa strada che Giuseppe faceva con la macchina per accompagnarci al lago. Così quando arrivava il primo gruppo, toccava al secondo gruppo andare con l’auto e così via.

Durante il cammino, fatto ovviamente in silenzio, abbiamo molto meditato su ciò che stavamo facendo per poi condividere il tutto davanti al lago, quando tutti eravamo giunti sul luogo.

Per fare la lectio ci siamo sistemati in un posto ombreggiato all’interno del boschetto che si trova intorno al lago. Poi abbiamo letto altre tre beatitudini e don Pino ci ha spiegato in maniera molto chiara il loro significato. Ricordo in particolare le belle parole che abbiamo ascoltato da don Pino a proposito della misericordia. Egli ci ha detto che bisogna sempre cercare di perdonare il male che un tuo fratello ti fa e bisogna saper perdonare anche se stessi per gli atti cattivi che a volte compiamo, perché il non avere misericordia può portare alla morte spirituale, alla depressione, e nei casi più estremi può portare anche al suicidio.

Finito il commento di don Pino abbiamo terminato la giornata facendo un’ora di deserto. Dopodichè, alle ore 13:45 eravamo tutti di nuovo a Marino per pranzare tutti insieme.

Terminata la bella mattinata che abbiamo vissuto, ci siamo apprestati a vivere bene anche la bella serata che ci avrebbe atteso.

Quando abbiamo finito di mangiare c’è stata una pausa in cui abbiamo giocato rilassandoci un po’. Poi è incominciata la celebrazione penitenziale, la celebrazione nella quale abbiamo chiesto a Dio il perdono dei nostri peccati e ci siamo purificati. Essa è iniziata con il rito penitenziale, a cui è seguito il deserto in cui ognuno ha fatto un profondo esame di coscienza; dopo il deserto ci siamo confessati da don Pino che dopo l’assoluzione ci ha rivestito della nostra veste bianca di ministrante come segno di purificazione. Finite le confessioni abbiamo poi terminato la celebrazione che si era protratta fino all’ora di cena.

Dopo la cena ci siamo sistemati in cerchio fuori, all’aperto, per parlare di cose dell’associazione: l’appartenenza che ognuno sente all’associazione, il rapporto che con il parroco e la propria appartenenza, come associazione, all’oratorio.

Alla fine dell’incontro ci siamo apprestati ad iniziare l’adorazione eucaristica. Rivestiti della veste, abbiamo cominciato l’adorazione comunitaria sul tetto della casa che ci ha ospitati. Essa si è poi conclusa nella piccola cappellina vicina alla casa. Lì, sull’altare, don Pino ha posto il Santissimo Sacramento e sono iniziati i turni di un’ora dell’adorazione eucaristica personale notturna.

Durante il rito di adorazione un momento importante è stato quando don Pino è passato di fronte a ciascuno di noi mettendo davanti ai nostri occhi il Santissimo. Davanti a Gesù Sacramentato ognuno ha espresso la beatitudine che aveva deciso di portarsi con se, per viverla nel quotidiano, alla fine del campo.

Nell’adorazione notturna abbiamo scritto il nostro progetto di vita. Esso l’insieme di alcuni punti sui quali ognuno si impegna durante l’anno a viverli correttamente.

L’ultimo giorno del nostro campo scuola (2 settembre 2011) è stato anch’esso molto bello. E’ iniziato con le lodi alle 8:00, poi la colazione e poi abbiamo avuto un’ora per sistemare le valigie.

Nella mattinata c’è stata la lectio tenuta come sempre dal nostro amato direttore-parroco don Pino nella quale si è parlato del Vangelo dei cinque pani e due pesci, un vangelo molto bello sulla quale sono uscite davvero riflessioni interessanti. Questa lectio è stata strutturata un po’ in maniera diversa: dopo la lettura del brano del Vangelo ciascuno ha scelto la frase che più l’ha colpito e su quella frase ha meditato nel deserto.

Durante il commento di don Pino è arrivato anche don Michele che aveva terminato il campo scuola dei confratelli a Genzano di Roma.

Alla fine della lectio ci siamo preparati per la messa. Indossando le nostre vesti abbiamo iniziato la celebrazione eucaristica che ha avuto dei momenti fondamentali; durante l’omelia don Pino ha presentato i quattro novizi ministranti, che portano la tarcisiana, e Angelo Antenozio che ha deciso anche lui di fare il ministrante. Ricordo che la tarcisiana è la veste bianca con due strisce rosse che ha le maniche anch’esse bordate di rosso; essa fa riferimento a san Tarcisio protettore dei ministranti, che fu un martire cristiano ucciso mentre portava con se il pane eucaristico. Il sangue che colava macchiò la veste bianca di Tarcisio ed oggi in suo onore esiste la veste il cui nome deriva da quello del santo. I quattro novizi sono: Benito Bruno, Francesco Padalino, Francesco Tammaro e Edoardo Di Gioia. Questi quattro novizi faranno, come descritto in precedenza, il cammino di noviziato accompagnati dal maestro Giuseppe Bruno. E a Dio piacendo il 6 gennaio faranno la vestizione e la promessa. La vestizione è l’affidamento ai novizi della veste bianca, mentre la promessa è il giurare fedeltà al regolamento dell’associazione ministranti. Il regolamento è un insieme di regole che il ministrante della nostra associazione si impegna a rispettare per tutta la tutta durata della promessa. Infatti si può promettere per un anno, per due, o anche per tutta la vita.

Accanto ai novizi con la tarcisiana, quest’anno ci sono altri tre novizi che hanno deciso di fare il ministrante e quindi di entrare a far parte dell’associazione. Uno di loro è Angelo, che ha deciso di partecipare al campo-scuola e proprio grazie ad esso è maturata in lui la chiamata al servizio all’altare, come detto precedentemente. Gli altri due sono Lino e Gino, due aspiranti ministranti adulti che da un po’ di tempo si sono aggregati a noi perché sentono di voler essere ministranti. Quindi dal momento che c’è una forte eterogeneità di età, quest’anno il consiglio dell’associazione ha deciso di fare due cammini di noviziato: il primo è quello dei quattro ragazzi con la tarcisiana affidati a Giuseppe, mentre l’altro è quello di cui fanno parte Angelo, Gino e Lino e il consiglio ha deciso di affidare loro come maestro il presidente dell’associazione Matteo. Entrambi i gruppi avranno un noviziato della stessa durata, ma costituito da cammini diversi.

Dopo la presentazione dei novizi don Pino ha chiamato a parlare Matteo che ha presentato a tutti i membri dell’associazione alcune nuove nomine.

Il consiglio dell’associazione aveva come maestro delle celebrazioni liturgiche Donato La Manna. Egli purtroppo per motivi suoi personali non riesce a portare avanti questo incarico e per tale ragione il parroco ha dovuto nominare un nuovo maestro, che è attualmente Giuseppe Bruno. Costui però era vice-presidente dell’associazione ed ha lasciato la carica vuota. Al suo posto, quindi, si è insediato Alessandro De Santis, che era segretario dell’associazione, lasciando quindi vuota la carica del segretario. Per questo motivo il consiglio ha scelto il nuovo segretario dell’associazione che è Alessandro Corso. E infine, dopo la nomina del nuovo segretario, c’è stata la riconferma del sacrista dell’associazione, ossia Marco Cappelli. Il sacrista è colui che custodisce e si prende cura della cappella che si trova nell’oratorio.

Al termine di questa parte, la messa è continuata fino al momento conclusivo quando don Pino ha consegnato ad ognuno di noi una immaginetta contenente delle frasi molto concrete su come deve essere il ragazzo che vuol essere beato; e poi ci ha consegnato una croce un po’ particolare, a forma di albero. Essa vuole rappresentare l’albero della vita, vuole cioè dire che noi dobbiamo essere vita per tutti quelli che incontriamo.

Per ringraziare don Pino di quello che egli ha fatto per noi, abbiamo anche noi fatto a don Pino un dono. Gli abbiamo regalato un quadretto raffigurante Gesù che da la benedizione secondo l’antichissima tradizione bizantina, ossia piegando le ultime due dita della mano destra che benedice. E’ stato un bel momento di forte commozione sia da parte sua che da parte di tutta l’associazione.

Finita la messa siamo andati tutti nel refettorio per il pranzo. Dopo abbiamo fatto un po’ di pausa e poi abbiamo caricato tutte le valigie nel pullman, che nel frattempo era arrivato.
Quindi, nel pomeriggio presto siamo partiti, lasciando la casa che ci aveva ospitato per cinque giorni.

Prima di tornare a Foggia abbiamo fatto tappa a Cassino, per visitare l’abbazia di Montecassino. Purtroppo quando siamo arrivati l’abbazia era già chiusa, perciò abbiamo potuto soltanto vedere la bellezza esterna del monastero fondato da san Benedetto. Una cosa bella che si nota sopra al portone dell’abbazia è la scritta in latino “Pax”, che significa “Pace”.

Arrivati al piazzale d’ingresso del monastero, abbiamo detto i vespri e poi abbiamo mangiato la merenda che le nostre mamme avevano preparato quando eravamo a Marino.

Poi siamo ripartiti per Foggia ed abbiamo fatto un’ultima pausa in una stazione di servizio. Fra momenti di karaoke e momenti in cui ci siamo addormentati, intorno alle ore 23:00 siamo rientrati a Foggia, nella nostra parrocchia, dove ad aspettarci c’erano i familiari di tutti noi dell’associazione che abbiamo partecipato al campo.

L’esperienza del campo scuola dei giovani ministranti di quest’anno è stata davvero magnifica e possiamo dire di aver davvero incontrato il Signore in tutti i momenti che abbiamo vissuto. Ora l’impegno che ognuno di noi ministranti si assume è quello di vivere nel quotidiano l’esperienza che abbiamo vissuto. Grazie a tutti, specialmente a coloro che si sono impegnati nel preparare al campo-scuola.


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